Il nostro fondatore

Padre Francesco Saverio D’Aria nacque a Sant’Agnello di Sorrento il 4 novembre 1889 da Giuseppe e Maria Stella Gargiulo, della sua infanzia sappiamo che fu il secondogenito fra quattro fratelli e una sorella e che ebbe come primo insegnante suo padre, maestro stimato del paese. Fu gesuita entusiasta, visse e scolpì il suo sacerdozio in una devozionefondatore profondissima per Maria, la madre del Signore; Maria fu il respiro continuo della sua anima, il riferimento sicuro dalla sua adolescenza fino al compimento della sua vita sacerdotale; suo è il testo del popolare inno mariano, Dell’aurora tu sorgi più bella, musicata dal maestro sacerdote don Luigi Guida. Fu uomo ricco di umanità, amabilità e sentimento, ebbe volontà impetuosa e grande intuito. Il suo desiderio più profondo fu di generare, di dare Cristo agli uomini, ad ogni uomo, mediante una fede semplice e profondamente umile. Nel suo parlare il ritornello più frequente, quasi un intercalare, negli ultimi anni della sua vita fu: infirma mundi elegit Deus – Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole – lo diceva in riferimento a se stesso, sorridendo e gioendo di poter così testimoniare la forza di Dio. Esortava tutti ad abbandonarsi a Dio come bambini, per questo ricordava gli episodi della sua vita: la sua nascita difficile, l’ammissione, anch’essa difficile nella Compagnia di Gesù, per il suo precario stato di salute; l’ordinazione sacerdotale anticipata notevolmente a causa della guerra, il 29 settembre 1915. Dal 1918 al 1938 troviamo padre D’Aria impegnato nell’insegnamento e nella formazione spirituale dei giovani, nella Scuola Apostolica di Vico Equense e nei Seminari Regionali di Catanzaro e Posillipo e a Napoli. Il suo zelo apostolico si manifestò in modo più appassionato e travolgente nell’ultima parte della sua vita, sotto la spinta di fatti sociali laceranti, di fronte alla miseria materiale e morale in cui versava la Napoli del secondo dopoguerra. Fu in quel contesto che egli, in uno sfogo della sua coscienza scrisse: ciò che ho fatto finora mi è sembrato un giochetto di bambini […] ciò che fanno molti sacerdoti e apostoli è quasi un santo trastullo […] in paragone a ciò che si dovrebbe fare. 

 

Il santo trastullo che aveva occupato padre D’Aria negli anni tra il 1939 e il 1947, era stata la biografia critica di San Francesco De Geronimo, in occasione del primo centenario della canonizzazione del Santo pugliese. Aveva iniziato la sua ricerca a Napoli, ma le fonti contrastanti degli storici civili e religiosi lo disorientarono, sicché l’anno successivo si trasferì a Roma, presso l’archivio della Postulazione della Compagnia di Gesù, dove si imbattè in una cassetta di manoscritti del Santo. Con pazienza certosina ne interpretò la scrittura minuta e incomprensibile e nel settembre del 1943, il primo volume della sua opera vide la luce. L’opera, intitolata Un restauratore sociale, nel primo volume presenta il campo, i metodi e l’opera apostolica di risanamento del De Geronimo a Napoli. Padre D’Aria fu uomo di mente aperta e libero da ogni pregiudizio, lo si nota quando, soccorritore dei miseri a Napoli, propose la vendita dei gioielli e degli ex-voto accumulati nelle chiese, per far fronte ai bisogni vitali di tanta gente e, con sant’Ignazio ripeteva che si dovevano vendere anche i vasi sacri se il bisogno lo richiedesse: idee troppo ardite per essere accettate dal buon senso comune. Ma se non riuscì a dispensare ai poveri le ricchezze materiali delle chiese di Napoli, non gli fu impedito di dispensare se stesso, tutte le sue energie. Non più quindi scrivere di san Francesco, ma imitarlo e proprio in quella Napoli non meno martirizzata della Napoli corrotta dei Viceré, in cui il De Geronimo aveva speso il suo ardore missionario. Padre D’Aria aveva cinquantotto anni quando lasciò la sua attività di scrittore per dedicarsi alla Crociata mariana. Da questo momento lo ritroveremo per le strade e nelle piazze, con la sua Peregrinatio Mariae, non più mite menestrello della Vergine, ma accesso banditore dei suoi messaggi a Lourdes e Fatima; infaticabile fra i senzatetto, ventimila, ammucchiati nei Granili della periferia marittima di Napoli; e ancora tra i più miseri: gli ergastolani del penitenziario di Procida. Suo oggetto di particolare sollecitudine furono i bambini e sin dagli inizi degli anni cinquanta, grazie al contributo della Pontificia Opera di Assistenza, degli amici della Crociata e particolarmente della Ditta Paolo e Federico Morassutti, riuscì a far ospitare durante le vacanze estive duecento bambini dei senzatetto a Varenna sul lago di Como, in un pittoresco eremo detto Gaudio. Presto si accorse però che le Colonie non erano una soluzione, erano una terapia d’urgenza, non una profilassi definitiva, perché dall’ “eremo del sogno” si ridiscendeva all’ “inferno” delle case semidistrutte. Pensò allora di allestire colonie in qualche località di villeggiatura più vicina e cominciò a sognare una casa per poter formare culturalmente e spiritualmente quei fanciulli esposti a insidie di ogni genere.

A tal fine si diresse nella penisola sorrentina, a Sant’Agata sui due Golfi. Qui trovò accoglienza nella villa della signora Maria Cacace che ospitò nella sua casa vari turni di ragazzi nei mesi estivi. Padre D’Aria intanto insisteva nel chiedere alla Vergine Maria una casa per i piccoli; pregava e faceva pregare. Fede schietta, ingenua ma forte, padre D’Aria supplicava i santi del cielo e premeva sugli uomini della terra. Questi ultimi potevano infastidirsi, ritenerlo molesto, accoglierlo magari con freddezza, ma poi finivano per venirgli incontro. Si rivolgeva anche alle autorità pubbliche, perché sapeva che erano state concesse provvidenze per i senzatetto ed erano state emanate leggi, di cui anch’egli aveva diritto di usufruire per i fanciulli poveri. La prima pietra per la costruzione della casa sullo scoglio, fu posta il 5 agosto del 1955, festa della Madonna della Neve e fu benedetta dal parroco di S. Agnello di Sorrento, mons. Aniello Iaccarino. L’edificio fu agibile due anni dopo e, sebbene incompleto, ospitò nello stesso anno i primi ragazzi. Ora un Istituto di formazione, che voleva essere un cenacolo, non poteva essere affidato a persone che non fossero imbevute di genuino spirito apostolico, che esige sacrificio, distacco e abnegazione. Da tempo padre D’Aria aveva pensato di fondare una piccola congregazione femminile senza abito particolare, senza ambiente claustrale o regola rigida che vincolasse un’attività spicciola nel mondo moderno, ma con una pietà convinta, resa salda dai Voti religiosi e da Norme precise. Fra le collaboratrici che avevano affiancato generosamente il lavoro apostolico nella Crociata Mariana sin dagl’inizi, alcune già si erano staccate dalle loro case per seguire i bambini nelle colonie e facevano vita comune; fu così che due tra queste: Jnes Cerracchio e Antonietta Morassutti, già consacrate col voto di verginità, scelsero di donare per sempre, stabilmente, la loro vita a Dio, servendo i più piccoli. Sorse così il primo nucleo delle Ausiliarie della Madonna. Il sogno di padre D’Aria ora è realtà: i suoi piccoli protetti hanno una casa all’ombra di Maria Santissima e delle Sorelle Ausiliarie della Madonna. Anche per padre D’Aria però arriva il momento della prova: il 31 luglio del 1960 viene trasferito dai suoi Superiori al Collegio Argento di Lecce, lascia tutto e affida le Ausiliarie alle cure spirituali del suo confratello, Padre Giuseppe Peluso.

Fu una prova dura – scriveva S.E. Mons. Raffaele Pellecchia, Arcivescovo di Sorrento – ma furono proprio questi momenti di umana tristezza che hanno dato vigore alla sua fede, hanno rinverdito meravigliosamente la sua speranza, hanno allargato gli spazi della sua carità. L’obbedienza l’ha reso forte, docile, generoso, dando alla sua Istituzione, un contenuto squisitamente soprannaturale, un’apertura autenticamente ecclesiale ed una dimensione concretamente storica.

Nel 1971 padre D’Aria viene nuovamente trasferito nella Comunità di Vico Equense e subito dopo designato assistente delle Ausiliarie della Madonna, poté così tornare tra le sue figlie. Morì nella Casa della Madonna dopo alcuni anni di preghiera e sofferenza, Il 23 aprile 1976. Queste le parole che mormorò nell’ultima celebrazione eucaristica:

Beati noi, se siamo con Dio!

Poveri noi, se ci dimentichiamo di Dio!

Raccomandatemi tanto alla Madonna!

Voglio fare in tutto la volontà di Dio…

Mi metto nelle mani di Dio.

Voglio dare quanto più posso tutto a Gesù“.

Cardinale Mimmi con Padre Francesco Saverio Maria D'Aria
Sua Eminenza il cardinale Marcello Mimmi (arcivescovo di Napoli dal 1952 al 1957) con il padre Francesco Saverio Maria D’Aria.